| Cenni Storici |
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| Martedì 10 Agosto 2010 15:52 |
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Il sestiere di Porta Bonomini conserva le tracce della storia millenaria di Sulmona; attraversando la Porta si varca una soglia antica: l’accesso occidentale a Sulmo, municipio romano. Il centro storico che da qui si dipana attraverso i vicoli narra con voci diverse il suo passato.
Flebili echi provengono dalle mura di cinta, dai muri dei palazzi e delle chiese che hanno conservato, reimpiegandoli, frammenti in pietra di varia provenienza. Dalla chiesa di S.Gaetano fu rimosso il famoso rilievo cosiddetto della transumanza divenuto emblema delle nostre terre in una recente mostra sulle antiche genti d’Italia. Le tracce ancora sepolte hanno lasciato echi, ora silenziosi: una via lastricata (di cui è stato visto un tratto lungo 21 metri, posto ad un metro e mezzo sotto via Ercole Ciofano) collegava quelle che poi saranno Porta Johannis Bonorum Hominum e Porta Johannis Passarum; murature e perimetrazioni (a mosaico in marmo) giacciono nei pressi di via Corfinio, in vico Rettangolo, in piazzetta S. Carlo, in Piazza dell’Annunziata e in via S. Cosimo; da via Barbato proviene il frammento di mosaico decorato da una svastica, depositato nel magazzino del Museo Civico, nel palazzo della SS. Annunziata. Qui altri oggetti attendono una degna collocazione negli spazi rinnovati del museo archeologico; provengono dal territorio sulmonese e dal centro storico: olle, brocche, ciotole, balsamari e lucerne in ceramica, oggetti in bronzo costituivano in gran parte i corredi funerari, speranza di vita eterna, e sono divenuti memoria di vite quotidiane, da reinserire nella vita del pensiero attuale. Anche le epigrafi, depositate nel magazzino e sparse nel cortile del Palazzo della SS. Annunziata, saranno oggetto tra breve di un intervento di restauro e di adeguata sistemazione: raccolte da Antonio De Nino, da Pietro e Guidi Piccirilli, da Ezio Mattiocco, provengono dal centro urbano e dal territorio sulmonese. Conservano la voce delle sacerdotesse di Cerere e Venere (come Tetia e Varia), di uomini e donne divenuti nomi di pietra, di magistrati ( i quattuorviri) e di personaggi (Ovidii Mussidii, Petici,…) che calcarono il suolo di Sulmo. Voci diverse si ascoltano invece nel locale utilizzato come deposito del materiale archeologico statale, dove sono ammagazzinati i reperti rinvenuti a Sulmona e nel circondario in occasione di recenti scavi sistematici effettuaui dal 1998 ad oggi: narrano molte storie ritrovate e, suddivisi per siti e strati di provenienza, per tipologia e cronologia hanno la voce della vita sulmonese, della cultura materiale, perenne. Dal Palazzo della SS. Annunziata, oggetto di un intervento di restauro da parte del Comune e di scavo da parte della Soprintendenza archeologica, inizia a raccontare la sua storia la parte finora tornata alla luce di una domus molto ricca: fu costruita nel I secolo avanti Cristo e subì delle ristrutturazioni fino al II secolo dopo Cristo. Era articolata in cinque ambienti: tre pavimentati a mosaico in tessere bianche con fasce perimetrali nere e due in opera signina: tipologie molto comuni nel mondo romano. Gli ambienti erano decorati da pitture parietali ad affresco, di notevolissimo pregio sia nella partitura figurativa che nella tecnica di esecuzione, talmente raffinata da competere con le coeve decorazioni pompeiane e romane. Anche nella chiesa di S. Gaetano i lavori della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Artistici attendono la completa definizione di un intervento pregevole, che ha permesso tra l’altro lo scavo archeologico del sito. Murature e pavimenti, visibili all’interno della chiesa, narrano di un grande complesso, dalla storia lunga ed articolata, incentrata, per quanto riguarda la fase romana, nei primi due secoli dell’impero, e composto, nella parte limitata allo scavo, da sette ambienti: sei con mosaici e tessere bianche e nere che formano decorazioni geometriche complesse, diverse da pavimento a pavimento, e un ulteriore grande ambiente pavimentato con formelle marmoree policrome. Proprio sui livelli pavimentali di età romana furono costruite le strutture relative ad un edificio absidato: databile all’VIII secolo, costituisce la prima fase delle costruzioni successive (medievale, rinascimentale, barocca) che hanno concorso all’attuale definizione della chiesa di S.Gaetano. Così, le voci del passato in questo luogo sono divenute un coro polifonico e la città ha rivelato in parte le sue trascorse: oltrepassare la soglia di Porta Bonomini verso il tramonto non significa dimenticarle: sono comunque dentro di noi. Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo |





